SUPPORTA , DONA STAI
Nuovo inserimento dentro Misto Pugliese / #VenerdiQuantoMiPiaci / STAI Reggae.
Maestà maestro, com’a ma fa?
Ci sono brani che entrano nelle prime posizioni della nostra quotidianità senza chiedere permesso. “Maestà”, il nuovo singolo dei Folkabbestia, è uno di questi.
Disponibile da venerdì 10 luglio 2026 su tutte le piattaforme digitali, il brano esce per Maninalto! Records ed è distribuito da Believe.
Cantata in dialetto barese, “Maestà” si muove su un tappeto sonoro che unisce reggae, dub e folk mediterraneo, mescolando sonorità popolari, vibrazioni urbane e quella capacità tutta Folkabbestia di trasformare la musica in festa, racconto e presa di posizione.
Il groove reggae si sporca con ritmiche dub e richiami all’hip hop italiano dei primi anni Novanta, quello più consapevole, vicino al raggamuffin, capace di far ballare ma anche di far pensare. Il risultato è un suono caldo, pulsante, diretto, attraversato da un testo che tiene insieme denuncia sociale, ironia e spirito popolare.
Nel brano la parola “Maestà” viene usata in modo ironico e provocatorio. Non indica un vero sovrano, ma diventa il simbolo del potere politico, economico e mediatico visto dal basso, con lo sguardo disincantato della gente comune.
Attraverso immagini e frasi in dialetto barese, i Folkabbestia raccontano contraddizioni quotidiane, ingiustizie e paradossi del presente, senza perdere leggerezza e immediatezza. Il dialetto diventa strumento narrativo, voce della strada, memoria viva e lingua capace di colpire subito.
La cifra stilistica della band emerge ancora una volta dall’incontro tra mondi diversi: violino, fisarmonica e flauto si intrecciano con sonorità elettroniche, beat profondi e bassi dub, creando quell’impasto sonoro che da sempre rende riconoscibili i Folkabbestia.
Formati a Bari alla fine del 1995, i Folkabbestia portano avanti da trent’anni un percorso fatto di album, live, palchi italiani ed esteri, energia popolare e festa collettiva. Una band capace di passare dal folk al rock, dalla canzone d’autore alla tradizione popolare, dallo ska al punk, dal reggae all’impegno civile, senza perdere identità.
Nel 2003 sono entrati anche nel Guinness dei primati per l’esibizione musicale più lunga del mondo, suonando la stessa canzone per 30 ore di seguito. Ma al di là del record, quello che resta è la loro capacità di trasformare ogni concerto in un rito collettivo, dove la lingua, il ritmo e il corpo diventano una sola cosa.
Con “Maestà”, i Folkabbestia confermano ancora una volta la loro forza: unire folk, reggae, dialetto e sguardo critico sul presente, mantenendo viva un’identità profondamente barese e mediterranea.
Il punto forte del brano è proprio questo: ti fa muovere, ti fa sorridere, ma intanto ti mette davanti al potere, alle sue maschere e alle sue contraddizioni.
Si balla.
Si pensa.
Si resta popolari.
Maestà, com’a ma fa?
Ingredienti:
#folkabbestia #maestà #bari #dialettobarese #mistopugliese #venerdiquantomipiaci #staireggae #staiviconsiglia #staisupport #reggae #folk #dub #folkmediterraneo #musicapugliese #artistipugliesi #bandpugliese #maninaltorecords #believe #musicaindipendente #nuoveuscite
Mise en place: le scoperte di vituz stai
Questa volta parliamo di good music, di reggae, di anima e di un brano che merita di girare forte: in ogni auto, in ogni ufficio, in ogni strada di questo pianeta.
I Krikka Reggae tornano con “Restore My Soul”, insieme a Mama Marjas, per un pezzo che ha tutto il sapore del brano dell’estate: solare, vero, positivo, ma soprattutto capace di farti stare bene come solo la musica reggae sa fare.
Un messaggio meraviglioso, ma soprattutto necessario.
“Restore My Soul” è una canzone che parla direttamente allo spirito. Non forza la mano, non cerca l’effetto facile, ma arriva con naturalezza: ritmo, voce, calore, consapevolezza e quella sensazione di respiro che ti rimette un po’ al posto giusto.
La collaborazione con Mama Marjas aggiunge ulteriore profondità e luce al brano, portando dentro una voce riconoscibile e a noi molto familiare, anche per la sua presenza al nostro festival lo scorso anno. Una voce intensa, capace di stare perfettamente dentro l’energia dei Krikka Reggae e di dare ancora più anima al messaggio del pezzo.
Il pezzo è scritto da S. Cammisa, Big Simon, E. Tataranno, Manuel Brando, e Maria Germinario, Mama Marjas.
La produzione, il mix, il mastering e l’arrangiamento sono firmati da Dino Biasix Di Biase, presso le Officine Culturali Al Verde di Bernalda.
Anche il videoclip accompagna bene il mood del brano: regia e montaggio di Gianmaria Fiorillo, fotografia e color di Francesco Inglese, per una produzione video firmata Gianmaria Fiorillo e Francesco Inglese, prodotta da KIDO.
I Krikka Reggae sono:
Manuel Brando Tataranno — voce
Big Simon Cammisa — voce
Frank & Vinz Magliocca — percussioni e batteria
Ivano Tarallo Grieco — tastiere, synth & programming
Enzo The Sceriff Russo — basso
Enzo O’ Messican Di Stefano — chitarra
Il punto forte di “Restore My Soul” è semplice: ti fa stare bene senza essere superficiale. Ha dentro leggerezza, ma anche verità. Ha dentro estate, ma anche cura. Ha dentro ritmo, ma soprattutto anima.
Questo è reggae che consola, rialza e rimette in circolo energia buona.
Da mettere in loop.
Ovunque.
Good music.
STAI Support.
Continuiamo ad aggiornare la nostra sezione Misto Pugliese con una nuova song che vi suggeriamo di tenere d’occhio:
“Nu Venem Dabbash”, il nuovo singolo di Kaos Wacko e Punani.
Un brano interamente in dialetto che unisce Castellana Grotte e Conversano in un racconto di appartenenza, identità e orgoglio territoriale.
C’è un Sud che spesso finisce ai margini dei racconti nazionali. Un Sud che vede chiudere attività, assiste alla partenza dei giovani e convive ogni giorno con difficoltà che sembrano non trovare soluzione.
Ma c’è anche un Sud che continua a creare, a resistere e a credere nel proprio futuro.
“Nu Venem Dabbash” nasce proprio da questa consapevolezza: non raccontare un Sud rassegnato, ma un Sud che continua a rialzarsi, a custodire le proprie radici e a trasformare i propri vicoli in voce, immagine e musica.
Attraverso due diverse espressioni linguistiche della stessa terra, Kaos Wacko e Punani costruiscono un brano che affronta temi sociali concreti senza rinunciare alla speranza. La musica diventa così una voce collettiva, capace di rappresentare chi troppo spesso si sente dimenticato.
Dal punto di vista sonoro, il brano fonde urban contemporaneo, influenze hip hop e atmosfere mediterranee in una produzione dal forte impatto identitario. L’intero comparto musicale porta la firma di Iacopo Luca Babbo, in arte Kaos Wacko.
Ad accompagnare il singolo ci sarà anche un videoclip girato nel cuore di Castddona Vecchj, il centro storico di Castellana Grotte, con la regia di Punani e Leonardo Anaclerio, la fotografia di Cristian Fiore e le riprese FPV realizzate da Anaclerio.
Determinante anche la collaborazione con l’Associazione Borgo Antico, che ha contribuito a ricreare l’atmosfera autentica dei piccoli paesi del Sud: orecchiette preparate a mano, brace, tradizioni popolari, momenti di vita condivisa e comunità.
A rendere ancora più dinamico il racconto visivo c’è la partecipazione del corpo di ballo guidato da Francesco Stok, ballerino e coreografo di fama internazionale, vicecampione mondiale di hip hop.
Il progetto ha coinvolto cittadini e realtà locali, trasformando il videoclip in qualcosa che va oltre la semplice uscita musicale: un’esperienza collettiva, un gesto di comunità, una dichiarazione d’amore verso il territorio.
Come racconta Kaos Wacko:
“Dicevo di voler far partire le bombe dai nostri vicoli. Oggi quei vicoli sono diventati il set del videoclip e la voce di un’intera comunità.”
“Nu Venem Dabbash” non vuole solo farsi ascoltare. Vuole farsi riconoscere.
È la voce di un Sud che non ha smesso di farsi sentire.
Il video sarà fuori martedì 7 luglio alle ore 18 su YouTube, mentre il brano sarà disponibile su tutti i digital store.
Mise en place: le scoperte di vituz stai
ANDREA MARCHESINO / MICHELE DE COSTANZO —
“Banda Larga”
Nuovo inserimento per questo venerdì afoso dentro Misto Pugliese / STAI #venerdiquantomipiaci .
Questa volta ci spostiamo su un disco strumentale breve, libero e pieno di idee: “Banda Larga”, il nuovo album nato dalla collaborazione tra gli artisti pugliesi Andrea Marchesino e Michele de Costanzo, pubblicato da Controra Records il 10 luglio 2026.
Sei composizioni, poco più di sedici minuti di musica, ma dentro c’è un mondo che si muove tra jazz, avant-garde, groove, improvvisazione e sperimentazione.
Da un lato le chitarre sempre ricercate di Andrea Marchesino, dall’altro le percussioni imprevedibili e destrutturate di Michele de Costanzo. Entrambi nati a Foggia, entrambi con percorsi pieni di esperienze, collaborazioni e deviazioni artistiche, si incontrano qui in una forma libera, istintiva, quasi da taccuino sonoro aperto.
“Banda Larga” nasce infatti da una jam session al Croma Production Studio di Feliciano Chiriaco, nei primi giorni del 2026. Una giornata di produzione completamente libera, ore di musica senza fermarsi, senza forzare una direzione, lasciando che l’improvvisazione diventasse creatrice e direttrice assoluta.
Il risultato è un disco che sembra non voler chiudere niente. Più che una fotografia definitiva, “Banda Larga” è uno sketchbook musicale: appunti, intuizioni, frammenti, deviazioni, momenti scelti dopo aver lasciato la musica decantare.
La line-up è essenziale ma ricchissima:
Andrea Marchesino — chitarre, FX, quena, concept
Michele de Costanzo — batteria, pad, FX, concept
Il mix è curato da Andrea Marchesino, il master da Feliciano Chiriaco, mentre l’artwork porta la firma di MCAHNY, alter ego visivo di Michele de Costanzo.
La tracklist suona già come una mappa provvisoria:
“Pezzo 1”, “Giochi”, “Quals”, “Morricone”, “Ostin”, “Vedidove”.
Il punto forte di “Banda Larga” è proprio questo: non cerca la forma canzone, non cerca il ritornello, non cerca la scorciatoia. Cerca il momento. Cerca l’incastro. Cerca quella scintilla che nasce quando due musicisti si concedono il lusso di ascoltarsi davvero.
Un disco strumentale pugliese ispirato, libero, ruspante e visionario.
Sedici minuti scarsi.
Ma larghissimi.
Ingredienti:
#andreamarchesino #micheledecostanzo #bandalarga #controrarecords #foggia #mistopugliese #staialternative #staiviconsiglia #staisupport #musicapugliese #artistipugliesi #jazz #avantgarde #groove #musicasperimentale #musicastrumentale #improvvisazione #nuoveuscite
Mise en place: segnalazioni di orazio di dopppio clic promotion
Restiamo su Bari e sulle vibrazioni buone.
“Ruling Sounds” è il quarto album di Marco Hekima Grieco: 12 tracce di **reggae revival**, 12 storie, 12 punti di vista da ascoltare con calma.
Un viaggio nei suoni reggae degli anni Ottanta, dal **one drop** al **buff’n’baff pattern**, con l’idea di preservare quella tradizione sonora che ha reso il reggae vivo da allora a oggi.
Dentro anche ospiti speciali come **Eek-A-Mouse**, **Michael Palmer** e **Mama Marjas**.
Bari resta in levare.
Piccola finestra del lunedì STAI.
Oggi vi parliamo di un progetto che non si può liquidare in due righe.
I Violent Scenes tornano sulle nostre frequenze con “Angels Are Mathematical”, nuovo EP pubblicato da Almost Halloween Time Records.
Una band pugliese che da anni lavora in una zona laterale, profonda e difficilmente addomesticabile: art rock, post-rock, psichedelia, ambient-glitch elettronica, performance, teatro, cinema, pittura e poesia.
Non solo canzoni.
Non solo suono.
Non solo palco.
I Violent Scenes costruiscono visioni.
“Angels Are Mathematical” è un EP di quattro brani registrato su nastro con Sacha Tilotta presso i Sotto il Mare Recording Studios. Il lavoro mette al centro le trasformazioni del linguaggio tecnologico, la solitudine e l’estrema alienazione dell’essere umano dentro la società postmoderna.
Il titolo sembra già una formula impossibile: angeli e matematica, spiritualità e calcolo, corpo e macchina, linguaggio umano e lingua tecnologica.
Dentro questo disco c’è una domanda che pesa: cosa resta dell’umano quando tutto diventa informazione, schermo, distanza, avatar, traduzione automatica del sentire?
I brani si muovono come stanze buie, fotografie in bianco e nero, frammenti di memoria, segnali disturbati. “Theory of Language” ragiona sul linguaggio, sulla tecnologia e sulla possibilità che le parole smettano di essere umane. “Living in the Rooms” guarda alle persone che vivono sole, confinate negli schermi, lontane da se stesse. “To My Whiteness” cerca calore, candore e una fragile possibilità di amore. “The Glaciers Pass” porta dentro il collasso climatico, i ghiacciai che si sciolgono e il bisogno urgente di restare umani.
Il videoclip di “Living in the Rooms” rafforza questa visione: fotografie, ombre, stanze, presenze sfocate, corpi che sembrano cercare un contatto dentro un archivio di immagini scure.
I Violent Scenes arrivano da un percorso lungo e stratificato. Hanno registrato dischi, composto per il teatro, sonorizzato opere, attraversato cinema, performance e pittura. Hanno portato la loro musica in Italia e negli Stati Uniti, condividendo palchi e festival importanti, fino a costruire una ricerca che sembra più vicina a un’opera totale che a una semplice band.
Il punto forte di “Angels Are Mathematical” è proprio questo: non cerca di piacere in modo semplice. Ti chiede di stare dentro l’ascolto, di rallentare, di guardare il buio, di accettare che la musica possa essere anche pensiero, ferita, filosofia, preghiera.
Violent Scenes è una litania nel tentativo di restare umani.
E forse, dentro questo lunedì, è proprio il tipo di ascolto che ci serve.
Ingredienti:
#violentscenes #angelsaremathematical #staialternative #staiviconsiglia #staisupport #artrock #postrock #psichedelia #ambientglitch #rockpsichedelico #musicasperimentale #almosthalloweentimerecords #musicapugliese #bandpugliese #musicaindipendente #nuoveuscite
Mise en place: le scoperte di vituz stai
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Il primo brano di luglio dentro il nostro radar STAI arriva da un amico che seguiamo da tempo: Leontino Gobest.
“Falsa modestia” è il suo nuovo singolo, un brano fresco, pulito, senza censura, ma soprattutto onesto. Una di quelle tracce che non hanno bisogno di travestirsi troppo per arrivare: entrano dritte, con una scrittura precisa e quella penna sottile, punzecchiante, che Gobest continua a portarsi dietro con naturalezza.
Dopo la pubblicazione dell’album “Non sto di aria” ad aprile, Gobest si ripresenta con un pezzo più leggero nel mood, ma non superficiale. Il suono respira di più, l’attitudine resta diretta, la parola continua a essere al centro.
“Falsa modestia” parla a chi quest’arte la vive in modo originale, sincero, senza inseguire per forza la posa del momento. C’è dentro un modo di stare nella musica che riconosciamo bene: meticoloso, personale, mai troppo urlato, ma sempre riconoscibile.
Per noi non è un nome nuovo. Lo scrivevamo già quando Gobest faceva parte degli Easyfunk e continuiamo a seguirlo oggi nel suo percorso solista, perché certe traiettorie non si perdono: cambiano forma, cambiano suono, ma restano fedeli a una ricerca.
Il punto forte del brano è proprio questo: “Falsa modestia” riesce a essere leggero senza perdere sostanza. Suona fresco, ma mantiene una scrittura attenta. Arriva pulito, ma non addomesticato.
Bravo Leonti.
Il primo brano di luglio su STAI si apre così: vicino all’artista, vicino alla musica, vicino a chi continua a farla con cura.