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SIIJA & PAOLO PALAZZO — “de idris”
Nuova settimana, nuovo ascolto su staiviconsiglia.it.
Per questo nuovo passaggio di Misto Pugliese ci spostiamo dentro uno spazio più liquido, notturno e profondamente evocativo.
Con “de idris”, primo EP nato dall’incontro tra Siija, nome d’arte di Silvia Fiume, e Paolo Palazzo, l’ascolto entra in una vera e propria giungla destata di suoni.
Una definizione che ci è venuta spontanea già ai primi ascolti: un paesaggio in continuo movimento, dove voce, elettronica, scrittura e composizione si inseguono senza cercare una forma troppo comoda.
Siija arriva da un percorso che attraversa canto jazz, scrittura, performance vocale e ricerca sonora. Classe 2000, è attiva in diversi progetti della scena contemporanea, tra cui Fernweh e Temo Babila, e porta dentro de idris una voce capace di essere fragile, fisica, intima e allo stesso tempo profondamente materica.
Dall’altra parte c’è Paolo Palazzo, organista, compositore e produttore con oltre vent’anni di attività alle spalle, abituato a muoversi tra musica per immagini, musica da camera, elettronica e composizione.
Due percorsi apparentemente lontani, ma che qui trovano un punto d’incontro sorprendentemente naturale.
Il cuore di “de idris” è l’acqua.
Non soltanto come immagine poetica, ma come vera struttura concettuale del disco.
L’acqua scorre, cambia forma, evapora, si infiltra, scompare e poi riemerge. Non perde mai completamente la propria natura, ma continua a trasformarsi.
È proprio questa idea di movimento a tenere insieme le sei tracce dell’EP: perdersi, ritrovarsi e accettare la possibilità di perdersi ancora.
Ogni brano diventa così una tappa dello stesso attraversamento.
Da “Nio”, legata a un amore non corrisposto, a “Ale”, che porta dentro una dimensione più fraterna. Dalle illusioni di “Nuda Dolce” alla consapevolezza di “Epicentro”, fino alla rabbia e al dolore di “Ipnosi” e alla liberazione conclusiva di “Go Away”.
Il senso del progetto non si esaurisce quindi in una singola traccia.
È l’intero viaggio a costruire il racconto.
Musicalmente, de idris si muove in equilibrio tra alt-pop e sperimentazione, lasciando emergere influenze molto diverse: dalla sensibilità di Björk, Meg e Andrea Laszlo De Simone fino a territori elettronici che guardano a mondi come Warp e Stones Throw Records.
Ma il punto più interessante è proprio quello in cui questi riferimenti smettono di essere riconoscibili e iniziano a fondersi.
La voce di Siija non viene semplicemente appoggiata sulle produzioni di Palazzo: entra nei suoni, li attraversa, li deforma. Allo stesso tempo, la componente elettronica non rimane mai puro esercizio di stile, ma accompagna costantemente il racconto emotivo.
Nel brano “Ipnosi” entra anche il batterista e compositore britannico Louis Giannamore, già collaboratore di artisti come Gang of Youths, Loathe e Arlo Parks.
Anche il luogo in cui nasce il progetto diventa parte integrante della sua identità.
de idris prende forma tra Valle d’Itria e Matera, due territori legati simbolicamente dalla figura della Madonna Odegitria e della Madonna de Idris.
Una presenza che qui non viene trattata in senso strettamente religioso, ma come simbolo di orientamento, aiuto e ritorno.
È quasi una domanda: come ci si ritrova dopo essersi persi?
E ancora: è davvero necessario ritrovarsi nello stesso modo in cui si era partiti?
Dentro questo dialogo tra acqua, spiritualità, paesaggio e trasformazione nasce anche l’identità visiva del progetto.
L’artwork realizzato da Clarissa Ceci mostra una figura femminile sospesa tra apertura e difesa: lo sguardo rivolto verso l’orizzonte, una mano distesa in stato di quiete e l’altra nascosta dietro la schiena, mentre impugna una spada.
Un’immagine che sintetizza perfettamente la tensione dell’EP: vulnerabilità e resistenza, abbandono e controllo, quiete e conflitto.
Registrato al Minimacroma Studio di Martina Franca, de idris esce il 18 settembre 2026 per Dischi Uappissimi, con distribuzione Artist First.
Ad anticiparlo è stato “nuda, dolce”, accompagnato da un visual video realizzato da Fabrizio Faco Convertini.
La presentazione ufficiale è prevista proprio il 18 settembre al Binario 69 di Bologna, all’interno del KeepOn Live Fest.
Per Misto Pugliese, de idris è uno di quei lavori che ci ricorda perché continuiamo a cercare musica.
Non perché debba necessariamente essere immediata.
Ma perché alcune volte un disco riesce a creare un luogo.
E dentro quel luogo puoi entrare, perderti, riconoscerti e magari tornare fuori in una forma leggermente diversa.
“de idris” è un piccolo capolavoro di equilibrio, ricerca e trasformazione.
Oppure, per dirla come ci è venuta spontanea durante l’ascolto:
“Il nostro ascolto si è spostato dentro una giungla destata di suoni.”
— Vituz Rubino
Ascolta “de idris”
Disponibile dal 18 settembre 2026 sulle principali piattaforme digitali.
Segnalazione: Doppio Clic Promotions
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Per questo nuovo passaggio di Misto Pugliese ci spostiamo nel basso Salento, dove nel 2024 nasce il progetto Pallida Cavtat, trio formato da Virginia Massi, Alberto Ruberti e Lorenzo Paiano.
Il loro suono si muove in un territorio alt-rock emotivo ed eclettico, dove convivono fragilità, rumore, tensione generazionale e una scrittura che sembra nascere da un’urgenza autentica. Nelle loro coordinate entrano nomi come My Bloody Valentine, Julie, Black Country, New Road, Verdena, Sonic Youth e Blonde Redhead, ma senza il bisogno di appoggiarsi troppo ai riferimenti: il trio parte da lì e prova a trasformare tutto in una voce personale.
Dopo un primo percorso fatto di cover, affinità artistiche e tanta attività live nella scena locale, i Pallida Cavtat iniziano a scrivere insieme, dando forma a un immaginario che assorbe internet, videogiochi, film, musica e affetto. Da questo primo slancio nasce anche il demo “Mandarino/Accordi Bambino”, embrione di una scrittura poi sviluppata con più forza nel loro primo disco.
Il passaggio successivo arriva nel 2025, quando durante un live vengono notati da Mimmo Pesare di Nos Records, che propone loro di lavorare insieme. Dopo il singolo “Incendio/Accordi”, nel giugno 2026 esce “Il Molo degli Inglesi”, accompagnato da un videoclip realizzato con mezzi ridotti ma con una forte identità visiva. Poco dopo arriva finalmente “La distanza tra noi e la riva”, pubblicato il 14 agosto 2026.
Prodotto da Marco Ancona nello studio della Villetta al 111 di Lecce, il disco è il risultato di circa nove mesi di lavorazione e di un approccio quasi massimalista: molte tracce si riempiono di chitarre, tastiere, synth e stratificazioni che vanno oltre la formula del trio dal vivo. È proprio questa espansione sonora a rendere il lavoro interessante: le voci restano sottili, quasi esposte, mentre attorno si alzano muri di chitarre distorte e rumorose che diventano rifugio, sfogo e linguaggio.
Più che cercare una direzione unica, La distanza tra noi e la riva sembra raccogliere tutto ciò che la band aveva bisogno di espellere. E forse è proprio questo il suo tratto più sincero: non suona come un disco che vuole già spiegarsi del tutto, ma come un primo capitolo capace di restituire bene il momento emotivo e creativo di chi lo ha scritto.
Per Misto Pugliese, i Pallida Cavtat sono uno di quei progetti che vale la pena seguire adesso: giovani, già molto attivi dal vivo, con un’identità in crescita e una scrittura che lascia intravedere margini interessanti.
Ascolta qui: La distanza tra noi e la riva
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Per questo nuovo passaggio di Misto Pugliese ci spostiamo ancora una volta nel sottobosco musicale pugliese, dove incontriamo i Gat Osken, duo strumentale formato da Andrea Donvito alla batteria e alle percussioni e Costantino Temerario alle chitarre.
Il progetto nasce alla fine del 2024 dall’incontro tra due musicisti già attivi in altre esperienze: Donvito negli Archaic Dirge, Temerario nei Turangalila. Anche il nome racconta qualcosa della loro identità. Gat richiama l’impalcatura utilizzata nell’improvvisazione dei solisti di tabla e sitar nella musica indiana; Oskené rimanda invece all’osceno, a ciò che resta fuori scena, fuori da ciò che viene normalmente mostrato.
Ed è proprio in questo spazio laterale che sembra muoversi la loro musica.
La pratica dei Gat Osken è una conversazione inquieta tra post-rock, trance estatica, strumenti preparati, processi minimali e lirismo melodico. Più che costruire canzoni nel senso tradizionale del termine, il duo lavora per stratificazioni, deformazioni e accumuli, lasciando che chitarra e batteria diventino strumenti di esplorazione prima ancora che di accompagnamento.
Dopo una prima fase costruita soprattutto dal vivo, tra festival e club pugliesi e non solo, arriva ora “Green Streams”, primo singolo ufficiale del progetto e anticipazione dell’album d’esordio “Baratri d’Azzurro e Pozzi di Fuoco”, in uscita il 2 ottobre 2026 per la neonata micro-label indipendente Terrain Vague.
Il punto di partenza di Green Streams è tutt’altro che casuale. Il brano nasce infatti da una continua deformazione di “Greensleeves”, celebre melodia inglese attraversata nel tempo da numerose reinterpretazioni. Tra queste c’è anche quella di John Coltrane, ed è proprio dal riff di contrabbasso di Jimmy Garrison nell’incisione di Coltrane che prende forma il percorso dei Gat Osken.
Da lì, nei suoi circa sei minuti, il brano attraversa territori diversi: addensamenti ambient, passaggi noir e math, arpeggi ipnotici, tensioni neoclassiche e una componente percussiva sempre più ossessiva. Il risultato è un crescendo che sembra lavorare per accumulo e trasfigurazione, portando continuamente lo stesso materiale in territori nuovi.
La registrazione è stata realizzata praticamente in presa diretta, con Davide Fumai in cabina di regia per registrazione, mix e mastering. Anche l’artwork del singolo nasce da un lavoro interno al progetto, realizzato a quattro mani da Andrea Donvito e Rossana Signorile.
Per Misto Pugliese, i Gat Osken rappresentano bene uno dei territori che ci interessa continuare a esplorare: quello dei progetti che non cercano necessariamente una forma immediata o una categoria comoda, ma costruiscono un proprio linguaggio attraverso ricerca, ascolto e sperimentazione.
“Green Streams” è un primo ingresso interessante dentro questo universo e, soprattutto, l’anticipazione di un disco che vale la pena tenere d’occhio.
Segnalazione Doppio Clic Promotions
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Il disco non segue una traiettoria lineare. Piuttosto costruisce una sorta di geografia interiore, dove ogni brano diventa una stanza, un ricordo, una coordinata da attraversare. La voce narrante non ha un nome preciso e non viene raccontata come un eroe: è una figura fragile, esposta, costretta a convivere con ciò che è accaduto senza poterlo semplicemente cancellare.
Musicalmente i Comma lavorano proprio su questa tensione.
Dentro Echi convivono screamo, emo, post-rock, math rock, elettronica granulare e improvvise esplosioni noise. Le strutture si allargano e si restringono, si spezzano, rallentano e poi ripartono, lasciando spazio tanto agli incastri ritmici quanto ai vuoti e ai silenzi.
Non è una musica che accompagna semplicemente il racconto. È parte del racconto stesso.
Le poliritmie di matrice math rock si intrecciano con aperture più atmosferiche, mentre le distorsioni e le detonazioni noise arrivano quasi come conseguenza naturale di un equilibrio continuamente sul punto di cedere. In questo senso, il suono dei Comma richiama l’intensità di band come Verdena e Il Teatro degli Orrori, ma si sposta anche verso territori più intimi e minimali, vicini a certe aperture emotive dei Delta Sleep.
L’immaginario di Echi è altrettanto importante quanto la sua componente sonora.
Il disco attraversa boschi in fiamme, spazi vuoti, orizzonti irraggiungibili e paesaggi quasi danteschi. Non c’è l’idea di combattere il trauma o di uscirne vincitori. C’è piuttosto quella di attraversarlo, osservarlo e accettarlo come parte della propria storia.
Da qui nasce anche quella sensazione di straniamento che accompagna l’intero EP: una tensione continua tra buio e luce, tra ciò che è stato e ciò che continua a propagarsi nel presente.
Per Misto Pugliese, i Comma sono uno di quei progetti che vale la pena seguire proprio per questa capacità di tenere insieme impatto e complessità, visceralità e costruzione, esplosione e silenzio.
“Echi” non cerca una soluzione semplice. Prova piuttosto a restituire la forma di ciò che rimane quando qualcosa ci attraversa davvero.
E forse è proprio qui che il titolo trova il suo senso più forte: un’eco non è soltanto ciò che ritorna, ma la prova che qualcosa è successo e continua ancora a propagarsi.
Ascolta “Echi”
Segnalazione by Vituz
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Per questo nuovo passaggio di Misto Pugliese restiamo nel Salento e ci fermiamo su Aleaka, Gentle T e Zeboh, tre nomi legati al collettivo Moltisanti, una delle realtà che negli ultimi mesi sta dando continuità e identità a una certa scena rap underground del Sud.
“Nessun dorma” arriva come nuovo capitolo di un percorso già avviato e riconoscibile, fatto di collaborazioni, incastri e una visione comune che mette al centro coerenza, scrittura e appartenenza.
Alla produzione c’è Aleaka, che costruisce l’intero disco e ne tiene insieme l’atmosfera. Al microfono, Gentle T e Zeboh si muovono con due approcci differenti ma complementari: il primo più rigoroso e diretto, il secondo più elastico e versatile. Il risultato è un equilibrio che funziona soprattutto quando i due escono dalla propria zona di comfort, attraversando ritmiche meno prevedibili e soluzioni più sporche.
Il disco si muove dentro un hip hop consapevole della propria posizione: non cerca il compromesso con il mainstream e non costruisce una posa da underground a tutti i costi. Dentro c’è piuttosto una certa lucidità nel raccontare il proprio spazio, i limiti, la provincia, il Sud, il lavoro fatto con quello che si ha.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che ci interessa di più.
In “Nessun dorma” Lecce e il Sud non sono semplici sfondi. Diventano materia narrativa: difficoltà, partenze, sacrifici, disillusione, ironia e orgoglio convivono senza trasformarsi in retorica. La provincia viene raccontata per quello che è, con le sue fratture e le sue contraddizioni, ma anche con una vitalità che continua a generare musica e connessioni.
Il progetto si inserisce inoltre in un percorso più ampio del collettivo Moltisanti, che negli ultimi mesi ha costruito una rete di collaborazioni sempre più riconoscibile. Nel disco compaiono anche MadMan, Toni Zeno, Click Head, Doye e Dave Flux, presenze che rafforzano l’idea di un lavoro collettivo, più vicino a una scena che a un singolo episodio.
Il punto forte di “Nessun dorma” sta proprio qui: nella capacità di tenere insieme barre, produzione e identità senza inseguire formule già viste.
Per Misto Pugliese, è uno di quei dischi che vale la pena ascoltare perché racconta bene una parte dell’hip hop pugliese che continua a crescere lontano dai riflettori più grandi, ma con una direzione sempre più chiara.
Ascolta “Nessun dorma”
14 tracce, tutte prodotte da Aleaka.
Segnalazione by Vituz
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Per questa nuova uscita di settembre di Misto Pugliese entriamo nel “LIMBO” di Mingu e Marss, un progetto di tredici tracce che si muove dentro coordinate rap contemporanee, produzioni scure, distorsioni vocali e un immaginario volutamente ruvido.
Già dalla tracklist si intuisce il terreno su cui si muove il disco: “120u”, “NEL DEGRADO”, “GALEOTTO”, “DOPPIOFONDO”, “RAGNARÖK”, “ARSENALE”, fino alla conclusiva “CALCARE”. Titoli che sembrano frammenti dello stesso ambiente, pezzi di una narrazione urbana costruita attraverso immagini, linguaggio e atmosfera.
A performare il progetto sono Marss e Mingu, che lungo tutto il disco condividono uno spazio sonoro costruito da diversi produttori, mantenendo però un’identità complessiva ben riconoscibile.
Un ruolo importante nella costruzione del suono lo ha El Caos, che oltre a produrre diversi episodi del progetto si occupa anche di registrazione, mix e mastering presso Black Block Studio. Mingu interviene invece direttamente sul trattamento delle voci, lavorando su voice effects e stutter che diventano parte integrante dell’estetica di LIMBO.
Le produzioni si alternano tra El Caos, Cwus, Miguel, Angelo Shaba e Bthe1ne, facendo cambiare pelle al disco senza spezzarne il filo. È proprio questa varietà uno degli elementi più interessanti: ogni traccia sembra aprire una stanza diversa dello stesso luogo.
E poi ci sono gli incontri.
In “GALEOTTO” entra Tajitaji, in “TARTARE” troviamo Magapito e Angelo Shaba, Bless compare in “PIANI”, mentre Bu3lb0 entra in “PLURIBALL”. Collaborazioni che ampliano il mondo del disco senza trasformarlo in una semplice successione di featuring.
Il risultato è un progetto che vive soprattutto di atmosfera.
LIMBO sembra suggerire proprio uno spazio intermedio: non completamente dentro, non completamente fuori. Un luogo fatto di degrado, denaro, tensione, immagini crude e riferimenti che cambiano continuamente forma.
Anche la componente visiva segue la stessa direzione. L’artwork è realizzato da Visualsenseless, mentre la costruzione grafica della tracklist porta la firma dello stesso Mingu: un altro tassello di un progetto che prova a mantenere una propria identità anche fuori dall’audio.
Per Misto Pugliese, LIMBO è una di quelle uscite che ci interessa segnalare perché restituisce qualcosa che cerchiamo spesso nella musica nuova: un mondo riconoscibile.
Non soltanto una raccolta di pezzi, ma un’estetica, un linguaggio e una squadra che sembrano muoversi nella stessa direzione.
E tra le tredici tracce, “NEL DEGRADO” era già entrata nel nostro radar durante gli ascolti di #venerdiquantomipiaci.
Ascolta “LIMBO”
Mingu & Marss — 13 tracce.
Segnalazione by Vituz
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Per questa nuova scoperta di Misto Pugliese ci fermiamo su NiaN e sul suo nuovo lavoro, “MENZA DIE DE FUECHE EP”, uscito il 28 agosto 2026 per Highnoon. Sei tracce, poco più di sedici minuti, ma soprattutto una rete fitta di collaborazioni che restituisce bene la sensazione di un progetto costruito come spazio di incontro.
Il titolo dell’EP era già comparso nel percorso di NiaN come singolo, pubblicato nel 2025 insieme a Yobe, Mark The Red e Triste Vendetta. Nel nuovo lavoro quel brano diventa invece il punto di partenza di un progetto più ampio, che continua a muoversi dentro coordinate hip hop e rap, ma con una forte attenzione agli incastri tra artisti, produzioni e identità differenti.
La tracklist mette subito in chiaro questa struttura corale.
Si parte proprio da “MENZA DIE DE FUECHE” con Yobe, Mark The Red e Triste Vendetta, per poi passare a “CLASSICO” con Snow WSM, Hurreezy e Mista P, “SOuLO” con Denzel Heat ed Eloah, “BARI LOS SANTOS” con LSR, “OCCHI VENERE” con Leo Lennox, Mastro e H/B, fino alla chiusura affidata a “INDELEBILE” con RedShot, Dj Fato e Ill Preso Male.
È proprio questa quantità di connessioni a rendere interessante il progetto.
NiaN non sembra usare i featuring come semplici ospitate, ma come elementi di costruzione dell’EP. Ogni traccia cambia leggermente prospettiva, mantenendo però un’identità comune che lega tutto il lavoro. La produzione resta centrale: NiaN firma direttamente il progetto, affiancato da diversi collaboratori tra composizione, co-produzione, mix e mastering.
Anche i titoli raccontano qualcosa dell’immaginario: “CLASSICO”, “BARI LOS SANTOS”, “OCCHI VENERE”, “INDELEBILE”. Sono coordinate diverse, ma sembrano tutte appartenere allo stesso universo urbano, contemporaneo e profondamente legato al linguaggio della scena rap.
Per Misto Pugliese, MENZA DIE DE FUECHE EP è interessante soprattutto perché racconta una cosa che ci piace seguire: la rete.
Artisti diversi, voci diverse, produzioni diverse, ma una stessa volontà di costruire qualcosa insieme.
E in una scena che spesso si racconta attraverso singoli nomi, progetti come questo ricordano quanto contino ancora le connessioni.
Ascolta “MENZA DIE DE FUECHE EP”
NiaN — 6 tracce, disponibile sulle principali piattaforme streaming.
Segnalazione by Vituz
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Per questa nuova scoperta di Misto Pugliese ci spostiamo a Fasano, dove incontriamo Iness con “Terra Amara”, un brano che già dal titolo lascia intuire un immaginario fatto di radici, appartenenza, tensione e memoria.
“Terra Amara” è uno di quei titoli che sembrano contenere già una storia.
La terra può essere casa, origine, identità, ma anche qualcosa da cui prendere le distanze, qualcosa che pesa, che resta addosso e che continua a tornare anche quando ci si sposta altrove.
È proprio questo contrasto a rendere interessante il brano: l’idea di una terra che non viene idealizzata, ma osservata nelle sue contraddizioni.
Per Misto Pugliese, Iness entra così dentro uno degli spazi che ci interessa raccontare di più: quello degli artisti che partono dal proprio territorio non per usarlo come semplice etichetta geografica, ma per trasformarlo in linguaggio, immagine e racconto.
E quando un brano riesce a far emergere un luogo senza limitarlo a una cartolina, allora vale la pena fermarsi ad ascoltare.
“Terra Amara” porta con sé proprio questa sensazione: qualcosa di vicino, familiare, ma allo stesso tempo ruvido.
Una terra che non è solo da raccontare.
È una terra da attraversare.
Ascolta “Terra Amara”
Segnalazione by Vituz